I problemi dei rifiuti

Ripulire la Difesa è un desiderio condiviso da moltissime persone, eppure l’impresa è senz’altro ardua. La forza di volontà da sola non basta, ma serve un piano strategico preciso: i rifiuti portano con sé molti problemi ed è bene analizzarli a fondo per poterli affrontare.

Prima ancora di entrare nell’area boscosa, si percepisce la noncuranza del bosco. Lungo i bordi della provinciale ci sono già i primi cumuli di spazzatura e non serve percorrere molta strada per avere la netta sensazione che la situazione rimarrà la stessa per interi chilometri: nelle aree picnic, nei prati, negli slarghi, nei sentieri, dappertutto! Insomma, l’area da ripulire ha un’estensione notevole.

Il problema della spazzatura affligge il bosco da che ho memoria, il che vuol dire che si tratta di lasciti decennali. Praticamente c’è lo storico dei pranzi di Ferragosto delle ultime cinque generazioni, peccato che di romantico ci sia poco. Parliamo quindi di una quantità enorme di rifiuti da rimuovere, accumulati per anni… e anni… e anni.

Gli avanzi dei picnic non sono l’unico problema, perciò non ci si illuda che i rifiuti riguardino solo stoviglie in plastica. Ormai si trova di tutto. Lo scorso dicembre, durante un sopralluogo, abbiamo rinvenuto vecchi pneumatici, elettrodomestici a caso, scarti di confezioni di condom, quindi condom usati (bleah) e – adesso sembra una barzelletta – sedici pacchi di pannolini. E intendo sedici confezioni sigillate di pannolini, come diamine ci saranno finite lì? Poi ci sono anche rifiuti speciali e pericolosi, come relitti in amianto, che – precisiamo – non toccheremo noi. Insomma, parliamo di tipologie varie di rifiuto, che bisognerà saper trattare.

Uno dei problemi maggiori, però, è che la sporcizia assume forme diverse. C’è quella grossolana, fatta di piatti e bicchieri di plastica, e che è anche quella più semplice da rimuovere: guanti, sacchi e via. Poi, tra un leccio e un castagno trovate un frigorifero e allora capite di avere un problema e pure di grandi dimensioni. Ma se il grosso vi spaventa, il piccolo non è da meno: all’inizio non vedete niente, ma se aguzzate la vista, vi accorgerete che il terreno comincia a brillare. Vi avvicinate ed eccoli lì: minuscoli pezzettini di vetro o plastica incastonati nel terreno fino a diventare un tutt’uno. Insomma, rimuovere certi detriti non sarà banale.

Non è mia intenzione scoraggiarvi, ma se vogliamo riuscire nell’impresa dobbiamo guardare in faccia la realtà e presentarci preparati. L’unica cosa chiara a tutti è che il numero di partecipanti è un fattore determinante: non possiamo pensare di andare lì in cinque e di risolvere una problematica che va avanti da sempre. Dopodiché bisogna porsi una serie di problemi logistici non banali che riguardano l’attrezzatura da adottare, il coordinamento dei partecipanti, la strategia di raccolta e altro ancora, di cui parleremo ampiamente in futuro.

Il bosco è vittima dell’inciviltà e per questo ora è affetto da una vera e propria piaga. Tuttavia spero che il pessimismo venga messo da parte: il sostegno arriva dai cittadini, dalle associazioni, dalle istituzioni, il che mi fa pensare anche che c’è gente meravigliosa, gente che ama la propria terra e che sarebbe disposta a tutto per vederla fiorire di nuovo.