Le prospettive turistiche del bosco Difesa

Viviamo in un angolo d’Italia lontano dai grandi e inquinanti complessi industriali, ma molto vicino alle meraviglie naturali del Gargano e al suo patrimonio culturale. È una fortuna che deve costringerci a considerare il turismo come fattore di crescita. Il bosco Difesa San Matteo è una delle porte per entrare nella macchia garganica ed è un ingresso comodo non solo per le città vicine, come San Severo o Apricena, ma anche per chi arriva dall’autostrada, vale a dire da ogni dove. Siamo in un punto strategico! Consideriamo, inoltre, che dalla Strada Provinciale 22, che attraversa il bosco, si può arrivare un po’ ovunque nel Gargano, perciò San Marco in Lamis e il suo bosco dovrebbero porsi nell’ottica di diventare una tappa immancabile in molti degli itinerari che ruotano attorno allo sperone d’Italia: tutto sta nel saper valorizzare quello che abbiamo.

Nel Gargano, negli ultimi anni, le cose sono andate relativamente bene, ma i grandi numeri li hanno fatti soprattutto le città costiere. Il turismo balneare è storicamente quello più forte, perciò i dati non sorprendono più di tanto. D’altra parte, chi si allontana dal mare (ma non solo), non cerca una vacanza ricreativa o mordi e fuggi, ma cerca autenticità nella natura e nel territorio. Pare ovvio, quindi, che non si deve ragionare in termini di turismo di massa. Abbiamo un’eredità millenaria che dobbiamo proteggere e valorizzare, fatta di natura, storia e cultura.

Le basi dello sviluppo turistico devono gettarsi su due concetti fondamentali e imprescindibili: la responsabilità e la sostenibilità. Il turismo responsabile valuta l’impatto etico sulla popolazione locale e ne favorisce lo sviluppo economico e sociale. Il turismo sostenibile, invece, valuta l’impatto sull’ambiente e mira a tutelarlo nel medio/lungo termine. Per intenderci, ogni territorio dispone di un numero finito di risorse. Le attività che vengono svolte possono consumarne una parte, ma ciò che importa è che l’anno seguente sia garantito lo stesso numero di risorse che c’era all’inizio (o anche più), altrimenti vorrebbe dire che queste, prima o poi, termineranno.

Se a questi due concetti aggiungiamo l’elemento naturalistico, allora possiamo parlare di ecoturismo. Secondo l’International EcoTourism Society si tratta di “un modo responsabile di viaggiare in aree naturali, conservando l’ambiente e sostenendo il benessere delle popolazioni locali”.

Il Gargano offre scenari molto variegati, come è difficile trovare altrove in Italia. Il carsismo ha creato numerose formazioni, come grotte, doline, grave, campi solcati. Nel bosco Difesa è facile osservare questi fenomeni. Proprio qui c’è la Grotta di Montenero, la cavità più famosa del promontorio, che si può visitare sotto la guida esperta del Gruppo Speleologico Montenero. Non si può che restare ammutoliti di fronte alle sculture che, nei millenni, l’acqua ha costruito in maniera certosina, sciogliendo e depositando i minerali. E come non ricordare la grava di Zazzano, il più profondo inghiottitoio esplorato della Puglia.

Per godere delle meraviglie, però, è necessario abbandonare quella fretta tipica del turismo predatorio ed abbracciare la filosofia opposta. Secondo l’UNCEM (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani), il 2019 è l’anno del turismo lento, che mira a godere del luogo, degli usi e costumi degli abitanti, dei piatti gastronomici tradizionali.

Molti paesaggi sono una ricca testimonianza di ciò che questa terra è stata nel passato. La transumanza, ad esempio, era un fenomeno molto presente nel Gargano. In primavera, quando le temperature cominciavano a salire, le mandrie venivano portate ad alpeggiare in Abruzzo, attraverso quei sentieri detti “tratturi”, per tornare in Puglia in autunno, in vista dei mesi invernali. Da anni si cerca di rivalutarli, perché essi raccontano una vita passata e per questo hanno un significato culturale immenso. Ci sono poi le vecchie mulattiere (percorse dagli animali da soma), da cui deriva anche il sentiero Fajarama, in cui è possibile vedere le nevaie, depressioni in cui si conservava la neve per produrre ghiaccio nel periodo estivo, e le cosiddette “piscine”, formazioni naturali in grado di raccogliere l’acqua piovana, usata per dissetare gli animali. Si potrebbe poi valorizzare il tratto di Via Francigena, che univa Canterbury a Roma e ai porti della Puglia, di cui forse si parla troppo poco.

Oggi, tutti questi sentieri potrebbero raccontarsi offrendo attività in linea con gli ultimi trend del turismo responsabile e sostenibile, a cominciare dal mezzo ecologico per antonomasia: la bicicletta. Il cicloturismo ha registrato un boom del +41% in cinque anni ed è perfetto da praticare nel territorio in tutte le sue varianti. Di certo non possono mancare le attività escursionistiche, come il trekking, soprattutto se consideriamo i sentieri del CAI. Da menzionare il gruppo Senza Cemento, che da anni guida non solo al trekking, ma anche al nordic walking, un’attività di fitness che si pratica nella natura.

Infine si deve trovare una strategia condivisa in ottica di turismo esperenziale, affinché le varie realtà – commerciali e non – possano coordinarsi per offrire al turista itinerari che permettano di scoprire le eccellenze del territorio. Abbiamo eccellenze gastronomiche, musei, biblioteche, una storia di agricoltura e artigianato. Insomma, è fondamentale costruire un organismo dove i vari apparati possano comunicare.

Per concludere, non mi resta che ribadire quanto sia importante, per valorizzare tutto questo, ripulire il bosco e non solo. È necessario fare educazione ambientale, diffondere la cultura del territorio ed avere il coraggio di innovarsi in ogni settore.