Ritorno al futuro: il bosco dopo la giornata ecologica

Nel pomeriggio del 20 aprile, Smil-ecologica ha effettuato il suo primo intervento di pulizia nel bosco Difesa, in località Orto della Menta. Il giorno dopo era Pasqua, poi Pasquetta e dopo ancora, il 23 aprile, siamo tornati sul posto per cercare di capire la situazione. L’area sarà rimasta pulita o sarà di nuovo una discarica?

Giusto per tenervi un po’ sulle spine, vi dico che l’evento è stato organizzato in tempi record: meno di due giorni; inoltre si è tenuto il sabato prima di Pasqua, quindi tanti erano impegnati e sono stati assenti. Nonostante tutto eravamo in dodici, di cui tre in aiuto dall’ambizioso progetto Io mi Rifiuto, di San Giovanni Rotondo.

A fine giornata eravamo stanchi, ma allo stesso tempo fieri ed entusiasti. Guardate come siamo belli :p

Il gruppo che ha ripulito l'Orto della Menta
Giornata ecologica all’Orto della Menta, 20 aprile 2019
Cartelli in bacheca come deterrente
Cartelli sulla bacheca dopo la pulizia. Sarà bastato come deterrente?

Capìta la premessa, forse vi starete domandando se non siamo stati dei pazzi totali ad organizzare il pomeriggio ecologico proprio prima di Pasquetta, quando il bosco viene preso d’assalto dai famelici banchettatori. Qualcuno dirà di sì, ma l’evento è stato innanzitutto un esperimento per capire come avrebbero reagito le persone in un luogo appena ripulito!

Perciò torniamo alla domanda iniziale: l’area è di nuovo una discarica? Se non lo avete già fatto, è meglio se vi sedete: purtroppo la situazione non è delle migliori.

23 febbraio, dopo Pasquetta

Quel 20 aprile siamo andati via lasciando un bellissimo prato fiorito e intatto. Dopo soli tre giorni ci sono di nuovo rifiuti sparsi un po’ ovunque. Sono scene che lasciano l’amaro in bocca, soprattutto quando ci si è messi d’impegno in prima persona.

Tuttavia è opportuno affrontare il discorso per bene, senza fasciarsi la testa prima del tempo, perciò cerchiamo di fare il punto della situazione. Teniamo bene a mente che quanto fatto il 20 aprile non è stato affatto inutile, anzi! Al momento il posto non può dirsi pulito, ma è ben lontano dai livelli di schifo in cui versava prima. Soprattutto, però, il lavoro svolto non è inutile dal momento che quello dell’abbandono dei rifiuti è un fenomeno che va studiato e capito, prima di poter essere sconfitto.

Com’è facilmente prevedibile, la spazzatura riguarda per lo più piatti, bicchieri, incarti, sacchetti: insomma i rimasugli dei banchetti. Un fatto positivo è che, tendenzialmente, non ci sono cumuli di rifiuti, ma si vede un bicchiere qui, un piatto là. Questo è un segno che chi è stato lì abbia tentato perlomeno di portare via i propri rifiuti (e meno male), ma chiaramente provarci non basta. Non è sufficiente portare via la maggior parte della propria spazzatura: bisogna portarla via tutta! La prima conclusione a cui si arriva, dunque, è che non c’è la “cultura del bosco”: chi entra in un ambiente naturale e pubblico, quando va via, non deve lasciare la minima traccia del proprio passaggio. Non un mozzicone di sigaretta, non un tappo di birra, non un fazzoletto: nulla di nulla. Potrebbe essere utile fare campagne di sensibilizzazione in questo senso! Non si sottovalutino tali strumenti: si tratta di fare educazione ambientale, cosa che oggi è totalmente assente.

Incarto della colomba abbandonato nel bosco
L’incarto della colomba di Pasqua abbandonato nel bosco

Qui, invece, deve esserci stato qualcuno che si è recato sul posto impreparato, privo dei sacchi della spazzatura, e, dopo essersi ingozzato di colomba, ha deciso di buttare l’incarto a terra. Sforzandoci di sorvolare sulla manifestata inciviltà, viene da chiedersi se la mancanza di un punto di raccolta dei rifiuti porti chi è poco attento alle più basilari questioni ambientali e di decoro a sbarazzarsi così facilmente dei propri avanzi. Che dei cestini della spazzatura, a disposizione di tutti, siano ancora necessari? Non è raro sentire la lamentela che nel bosco, come pure in città, non si sa mai dove buttare la propria immondizia, ma bisogna essere cauti nell’affrontare il discorso, perché questa “mancanza” non è necessariamente ingiustificata. Non possiamo parlare con dei dati alla mano, ma è molto plausibile che la mancanza dei cestini per strada (e nei boschi), insieme alla raccolta porta a porta e alle isole ecologiche, sia un ottimo incentivo ad una corretta raccolta differenziata, che a San Marco in Lamis, attualmente, supera il 50%. D’altro canto, però, c’è da dire che la Pasquetta è un giorno speciale: in Difesa non si banchetta mica tutto l’anno! Perciò potrebbe essere sensato piazzare dei cestini nelle occasioni in cui è risaputo che il bosco sarà invaso dai famelici banchettatori. Non bisogna dare modo di trovare scuse!

Spostiamoci ora nell’area picnic di Borgo Celano, dove lo scorso 7 aprile c’è stata una giornata ecologica organizzata dall’amministrazione comunale in collaborazione con EdilVerde, la ditta dei rifiuti. Posso testimoniare che quest’area è rimasta pulita almeno fino al 18 aprile (quindi per dieci giorni). All’improvviso arriva Pasquetta e finisce la magia.

Che i cestini vengano usati è evidente e deve farci tirare un sospiro di sollievo, ma è altrettanto chiaro che un problema c’è: che siano un po’ piccoli? In questo caso i sacchetti di troppo sono stati lasciati a terra, vicino al cestino. Il guaio è che i cani randagi ne sono incuriositi e sbrandellano i sacchi in cerca di qualcosa da mettere sotto i denti.

È palese che c’è bisogno di agire come un unico organismo. Ogni parte deve avere un ruolo da rispettare e deve contribuire per far funzionare la macchina. Se vogliamo che il bosco sia davvero una risorsa, dobbiamo necessariamente comprenderne i punti di forza e tutelarlo con azioni e tempistiche ben calibrate. Vale a dire che se sappiamo che a Pasquetta il bosco verrà invaso dai banchettatori, l’indomani deve esserci una squadra di operatori che va a ripulire almeno le aree picnic attrezzate e a svuotarne i cestini. Non parlo di fantascienza: perché, dopo il mercato e dopo le fiere, i viali vengono ripuliti in poco tempo? Perché, dopo le fracchie, il carbone e i detriti vengono rimossi in una sola notte? Lo stesso trattamento dovrebbe essere riservato al bosco, perché i potenziali risvolti turistici sono importanti.

Il problema è che il bosco, attualmente, non viene preso in considerazione (sul serio) come una via di sviluppo e non lo sarà mai fin quando resterà sporco. È un circolo vizioso: non può essere uno strumento se non viene ripulito e non viene ripulito perché non è uno strumento. Da precisare che il problema non riguarda né questa amministrazione, né la ditta di rifiuti: è una battaglia che dura da decenni e che è troppo grande da combattere in solitaria. L’unico modo per vincere è comunicare, pianificare e agire insieme: cittadini, associazioni, istituzioni, enti e imprenditori.

Molti saranno rimasti delusi per come sono andate le cose, ma di sicuro non ci fermeremo per quattro zozzoni. Tuttavia non possiamo pensare di ripulire il bosco se poi, a Pasquetta o a Ferragosto, le aree picnic vengono ridotte uno schifo ogni volta. Perciò, per trasformare il bosco in una risorsa, bisogna cominciare, prima di tutto, a parlare di prevenzione e manutenzione, che sono estremamente importanti. Può essere il caso di videosorvegliare delle aree, di installare fototrappole e far fioccare le prime multe, di fare dei sopralluoghi periodici di monitoraggio, sensibilizzare e via dicendo.

Sappiamo che non è una battaglia facile, perciò non lasciamoci abbattere al primo colpo subìto! Non siamo soli, siamo una comunità, perciò tiriamo fuori un po’ di grinta. Ripuliamo la Difesa!